Spighe
Punti, spunti e… appunti!
Nell’ultimo numero della rivista ci siamo resi conto che per essere fedeli a “una intuizione avuta”, per essere fedeli all’incontro con Cristo è necessario avere una struttura, qualcosa da seguire. Altrimenti quello che avviene di “straordinario” nella nostra vita non riesce a esser vissuto nel quotidiano. Se non abbiamo qualcosa che ci richiama continuamente, subentra inevitabilmente la dimenticanza. È normale, è umano.
Ci rendiamo conto che l’essere parte di ACG è già un elemento di questa struttura che ci permette una fedeltà a ciò che abbiamo incontrato. E allora, cominciamo ad approfondire questo primo elemento, il fatto di esserci. Come va vissuto per far sì che questo stare insieme diventi un’esperienza di Chiesa in grado di trascinare altri, in grado di affascinare altre persone, altri giovani?
“Come tu Padre sei in me e io sono in te, così siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17, 21)
Due gli elementi importanti di questa frase: "così anch’essi … siano una cosa sola” e “perché il mondo creda che tu mi hai mandato”. In tutto quello che facciamo, importante è “essere una cosa sola” perché è proprio dall’unità tra di noi che “il mondo crede…”. L’unità – quindi – è il bene più importante da salvare, sempre. A costo di tacere, cambiare idea, riflettere… Ed è l’aspetto che maggiormente va curato in tutti gli ambiti. Quanto più l’unità sarà grande fra di noi, tanto più saremo capaci di far conoscere Cristo agli altri. Capite che grossa responsabilità ci è data? Ed è il punto centrale della nostra vocazione, dell’essere cristiani. Tutto il resto è secondario. Tutto il resto è riconducibile a un mancato incontro con Cristo. A una mancanza di fedeltà a ciò che abbiamo incontrato.
Egli ci chiama all’unità perfetta cioè una esperienza che vale più di ogni altra cosa che è "il nocciolo di tutta l’esperienza cristiana”.
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Queste “facce” ci sono date. “Il Signore ci ha donati gli uni agli altri”. Sono queste facce che devono aiutarci a crescere, abbiamo quindi una responsabilità verso agli altri, d’essere di aiuto per questa crescita personale.
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Crescita personale, ossia “…ad una esperienza che vale più di ogni altra cosa, per realizzare la quale siamo disposti a sacrificare tante altre cose;…”
Se vogliamo fare l’esperienza cristiana, se vogliamo questa unità tra di noi, se vogliamo che questa esperienza ci cambi, ci faccia crescere e diventi richiamo per altri, allora… dobbiamo essere disposti a sacrificare qualche cosa. Ma è un sacrificare per il centuplo, è un essere disposti a cambiare per qualcosa in più, per vivere ogni attimo della nostra vita al massimo, il centuplo. Più siamo in chiaro su questa cosa e più riusciremo ad essere ACG.
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