Una preghiera umile e sincera per testimoniare la fede

È stato pubblicato su Spighe di agosto-settembre uno scritto imperniato su un passo del Vangelo di Luca 18,8 “Ma il Figlio dell’uomo quando verrà, troverà la fede sulla terra?” che mi stimola a fare una riflessione.

La domanda è posta nel vangelo tra la parabola riguardante l’atteggiamento di un giudice ingiusto che cede alla pressione della vedova insistente per la sua preghiera accorata, ma non per Amore della giustizia divina, e la parabola riguardante la preghiera del fariseo e del pubblicano che così si conclude:

“Luca 18,14 Vi dico che questi se ne tornò giustificato a casa sua a differenza dell’altro; poiché chi si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato.” Si può aggiungere anche un’altra azione di Gesù quando, sceso dal monte dopo la trasfigurazione, guarisce un epilettico che già presentato ai suoi apostoli non erano stati in grado di guarirlo, e questi in disparte chiesero a Gesù il motivo per cui loro non avevano potuto guarirlo e lui rispose: “Mat. 17,20 Ma questo genere di demoni non si scaccia che coll’orazione e col digiuno”.

Quindi la domanda iniziale posta da Luca nello scritto, penso vada letta come un invito posto all’umanità di vivere nel Santo timor di Dio e nell’ottica della Carità cristiana alimentati da una preghiera umile e sincera, senza deviazioni nella sregolatezza del vivere, per non rimanere esclusi dalla promessa di Gesù Salvatore consistente nella Fede in Dio e nell’Amore tra fratelli.

Volgendo lo sguardo ai nostri tempi si può rilevare che i seguaci del giudice ingiusto che si deve ritenerlo anche incredulo e nell’eclisse del senso di Dio aumentano sempre più nell’accaparrar ricchezze a danno di chi muore di fame, sfruttando le grandi scoperte scientifiche che dovrebbero servire all’umanità intera solo per i loro loschi affari, usare violenza verso i deboli ed indifesi, specialmente i bambini e trascinare la gioventù nel vortice ingannevole del tutto e subito e dell’usa e getta anche con ubriacature di droghe mortali che si ripercuotono in un’umanità in affanno, con la perdita di valori e capacità di distinguere ciò che è bene da ciò che è male, perdendo ogni senso di civiltà, da sembrare avviata sulla via dell’autodistruzione.

Per quanto riguarda la preghiera pur rimanendo ancora diffusa, si ha l’impressione che nel contesto generale sia molto frazionata con il seguire ognuno in modo particolare le persone di Chiesa dalla sua istituzione, senza tener conto che nell’evoluzione del tempo che passa inesorabile tutto dovrebbe convergere nella Fede e nell’Amore di Gesù Salvatore dell’umanità. Quindi per dirla con Matteo “coll’orazione e col digiuno” si dovrebbe arrivare a poter portare benefici e salute all’umanità intera.

Giacomo Gianolli Salorino

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