Maria, donna della fede

In quest’anno della fede possiamo contemplarne in Maria la pienezza. È Luca, nella pericope della visitazione, a sottolinearlo: “Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore” (Lc 1, 45).

Maria è beata, è piena di grazia perché ha creduto. Con il suo eccomi, all’Annunciazione, ha dato il suo assenso di fede alla grazia che le si rivelava nella parole dell’Angelo. Professando “avvenga di me secondo la tua Parola”, ha dato il suo totale assenso di fede e ha sottomesso pienamente a Dio la propria intelligenza e la propria volontà. Con tutto il suo essere Maria ha dato il suo assenso a Dio che si rivelava.

La Sacra Scrittura chiama obbedienza della fede questa risposta dell’uomo a Dio che si rivela. (CCC 143) Obbedire (« ob-audire ») nella fede è sottomettersi liberamente alla parola ascoltata, perché la sua verità è garantita da Dio, il quale è la verità stessa. La Vergine Maria è la realizzazione perfetta di questa obbedienza. (CCC 144)

Maria è donna piena di grazia perché è donna, che nella pienezza della fede, consegna tutta la sua volontà all’adesione piena a Dio che le manifestava il suo progetto di salvezza per lei e per l’umanità intera. Se noi siamo dei salvati è anche per il si di Maria.

Questa professione di fede è piena perché non è solo accolta nella mente ma nella profondità del cuore e in tutta la sua vita, da Nazareth al Golgota.

Benedetto XVI nell’esortazione Verbum Domini (2010) presenta Maria quale «figura compiuta della fede» (n. 27).

Maria è “figura compiuta della fede” perché è donna non solo di una fede professata nel segreto del proprio cuore ma di una fede confessata, cioè manifestata e testimoniata con gioia pubblicamente. Maria è colei che, accolta la grazia, si mette in viaggio verso la montagna e corre con il passo della fretta ad annunciare e trasmettere a Elisabetta la grazia che ha rinnovato la propria vita. “In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda.” (Lc 1, 39)

In Maria ed Elisabetta noi contempliamo la differenza tra una fede solo professata e una fede professata e confessata. Elisabetta all’annuncio della gravidanza miracolosa di Giovanni era corsa a nascondersi per la vergogna. Maria avendo accolto la Parola con la gioia dello Spirito Santo (1 Ts 1, 6) non può tenerla per sé e corre ad annunciarla, affrontando anche i pericoli di un viaggio lungo e impervio, per trasmettere alla cugina e a Giovanni la grazia che lei aveva ricevuto.

Chiediamoci allora in quest’anno della fede se la nostra fede è come quella di Elisabetta, professata nel segreto del cuore ma vergognosa di essere manifestata pubblicamente, o è una fede non solo professata segretamente ma confessata e testimoniata pubblicamente. Chiediamoci oggi se la nostra è una fede triste come quella di Elisabetta o è la fede gioiosa di Maria che porta la grazia e il dono dello Spirito Santo alle persone che il Signore pone sul nostro cammino.

Il concilio Vaticano II afferma che la Madre di Dio «riunisce per così dire e riverbera i massimi dati della fede» (LG 65). C’è una fede che non è solo virtù infusa dallo Spirito con la quale noi professiamo e confessiamo il nostro credo. C’è una fede, che è la pienezza della fede che crede che a Dio nulla è impossibile. È la fede carismatica che Gesù aveva annunciato e manifestato con segni e prodigi durante tutto il suo ministero pubblico. “In verità vi dico: chi dicesse a questo monte: Lèvati e gettati nel mare, senza dubitare in cuor suo ma credendo che quanto dice avverrà, ciò gli sarà accordato.” (Mc 11, 23)

Proprio la fede carismatica di Maria che crede che a Dio nulla è impossibile diede inizio a Cana di Galilea ai miracoli di Gesù. “Fate quello che lui vi dirà” è il comando mariano con il quale l’acqua degli sposi fu trasformata da suo Figlio nella gioia del vino buono. “Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.” (Gv 2, 11) La fede carismatica di Maria è causa del segno che genera rinnovata fede e conversione del cuore. La fede della Madre di Dio, come tutti i carismi, è dono dello Spirito per l’utilità comune (1 Cor 12, 7)

Il Concilio Vaticano II ha riscoperto la dimensione carismatica della Chiesa (LG 12 e 30). Guardando a Maria donna della fede carismatica, torniamo anche noi a implorare una nuova abbondante effusione di doni dello Spirito per l’utilità comune su tutta la Chiesa, sui Pastori e i sacerdoti che la guidano, sui fedeli laici che sono chiamati a cooperare concordemente con essi per l’edificazione del regno di Dio. Anche di fronte alla novità dei carismi non dobbiamo avere paura come Elisabetta: Maria piena di grazia, di Spirito e di fede ci spinge con la pienezza della fede ad “aspirare ai carismi più grandi” (1 Cor 12, 31) perché sia Cana di Galilea in ogni luogo dove c’è bisogno di profezia per ridire e ridare Cristo al mondo, dove c’è bisogno di segni per vincere il dolore e il maligno.

La fede di Maria ci sfida e ci incoraggia oggi nel cammino della nostra vocazione a tenere lo sguardo fisso su Gesù autore e perfezionatore della fede.

Don Enrico Berardo, Diacono
Coordinatore Rinnovamento nello Spirito, Regione Svizzera