Educazione sessuale nella scuola sotto i nove?

Niente insegnamento sessuale al di sotto dei nove anni di età, successivamente lezioni facoltative, a partire dai 12 anni nozioni sulla riproduzione e lo sviluppo umano nell’ambito delle ore di Scienze. Queste le tre richieste formulate nell’iniziativa popolare “Protezione dalla sessualizzazione nella scuola dell’infanzia e nella scuola elementare” che è stata lanciata nel mese di aprile per volontà di un gruppo di genitori basilesi.
Cosa vuol dire “fare educazione sessuale” a scuola nella fascia di età in questione? Vuol dire impartire una nuova materia con tanto di materiale didattico, come per esempio la “valigia del sesso” o “sex box” distribuita a Basilea? Vuol dire fare prevenzione per proteggere i nostri bambini dagli abusi? Vuol dire fare leva sulla paura che qualcuno potrebbe attentare all’integrità fisica, psichica e morale dell’infanzia innocente?

Siamo tutti coscienti che l’argomento tocca una sfera personale e sociale molto sensibile, contrassegnata da paure, ignoranza, pregiudizi e non poca confusione, alimentata pure da posizioni ideologiche contrastanti.
Secondo me l’educazione alla sessualità e all’affettività va fatta promuovendo il buono, il bello e il prezioso. Se io imparo che una cosa è bella, buona e preziosa, una cosa che mi rende più ricca, più completa e più forte, farò di tutto per coltivarla e custodirla. Di conseguenza sarò motivata a proteggerla. La prevenzione, in questo senso, non è altro che il risultato naturale dell’educazione positiva alla sessualità e all’affettività, non il suo obiettivo.

Seguo da anni le discussioni e i dibattiti attorno all’educazione sessuale: osservo che la tendenza principale, nell’immaginario come in varie pubblicazioni e nei massmedia, è di associare direttamente o indirettamente gli interventi educativi alla prevenzione dalle malattie e dagli abusi sessuali. Questa secondo me non è educazione, è un surrogato.
L’educazione umana che io sogno per i nostri figli è diversa e non è riducibile a una materia in più. Io sostengo la promozione di un ambiente pedagogico o di un’atmosfera pedagogica che funga da terreno favorevole allo sviluppo dei valori umani quali per esempio il rispetto di sè e del prossimo, l’amore per la vita in tutte le sue fasi, nella delicata osservanza delle esigenze tipiche legate alle varie fasce di età. La sessualità è una realtà umana naturale e come tale va trattata, soprattutto nei primi anni di vita dei nostri figli. Questi non necessitano di interventi particolari, ma hanno bisogno di genitori e docenti sensibilizzati e pedagogicamente preparati, quello sì. Quindi l’educazione alla sessualità e all’affettività va fatta ai genitori e ai docenti in formazione o già attivi, affinché siano aiutati a creare l’ambiente pedagogico adatto alla crescita umana equilibrata dei bambini.

Facciamo un passo avanti. Dalla preadolescenza in poi la realtà educativa diventa più complessa ed esige proposte e risposte più articolate. All’aspetto strettamente biologico-scientifico, che deve assicurare le conoscenze anatomiche e fisiologiche legate al sesso e alla riproduzione, si affianca l’educazione vera e propria, che volenti o nolenti diventa veicolo di modelli e contenuti valoriali e ideologici non necessariamente condivisibili dai destinatari e dalle loro famiglie, soprattutto quando si affrontano temi come la contraccezione, la pillola del giorno dopo, l’aborto, lo statuto di essere umano negato all’ovulo fecondato e l’omosessualità.

Sono d’accordo che un corso di educazione sessuale a  partire dalla scuola media sia opportuno e necessario, ma da anni sono una fautrice della libera scelta. Gli allievi che entro metà terza media non avessero già frequentato un corso scelto dalla famiglia, potrebbero seguire per esempio il modulo di educazione sessuale offerto dalla scuola durante un perido fissato dell’anno scolastico. Tutti i genitori dovrebbero essere previamente informati sul programma di ES e sui suoi contenuti. Sarebbe pure ipotizzabile, anzi auspicabile, un percorso formativo per i genitori stessi.

Perché il diritto alla scelta del corso di ES diventasse realtà e non restasse una bella teoria lo Stato dovrebbe investire energie e denaro per incentivare la proposta di corsi sul territorio.
In questo senso resta ancora molta strada da fare. Benvengano quindi il dibattito, lo scambio di opinioni, i genitori che si organizzano per promuovere iniziative e progetti educativi.

L’educazione all’affettività e alla sessualità in fondo altro non è che un tassello del grande tributo educativo che la società, o meglio la civiltà deve ai propri figli. Ma se la civiltà presente deborda di messaggi violenti e se l’economia e il commercio, la cultura cinematografica, la letteratura giovanile, la pubblicità, le riviste e i giornali, i calendari esposti nelle carrozzerie e i social network trasudano sesso mercificato a scopo di lucro, come pensa questa civiltà di preservare i propri figli dalla sua stessa deriva sessuale? Facendo prevenzione contro gli abusi e i comportamenti sessuali a rischio? L’educazione sessuale andrebbe fatta a chi produce un fatturato di miliardi di dollari sessualizzando ogni cosa per renderla più appetibile, a chi propone programmi televisivi e show con belle ragazze più nude che vestite per aumentare l’audience, a chi pensa che una moto attiri più clienti se viene pubblicizzata con sopra una donna nuda, a chi crea e impone una moda che induce le ragazzine e le donne a vestirsi in modo tale da  mettere a dura prova l’autocontrollo dei compagni e colleghi maschi, ai politici complici di promuovere leggi e disposizioni che tutelano più il giro d’affari che non l’integrità morale dei cittadini. Il gatto si morde la coda.

Verrebbe da concludere rassegnati che non c’è più niente da fare, che tanto è tutto inutile. Invece no! Cambiare si può, ma occorre che sempre più cittadini si sveglino dal letargo, dal loro torpore etico e politico e si rendano conto che i cambiamenti partono dalle singole persone che danno corpo a un’idea e combattono per il bene comune.
L’iniziativa popolare in questione la sostengo per i motivi esposti sopra e perché non voglio che lo Stato imponga la sua visione di educazione sessuale già in età prescolastica. Se l’iniziativa dovesse passare ci sarà lavoro per tutti, perché non sarà lei a cambiare la società; se non dovesse passare il lavoro ci sarà ugualmente, in quanto resterà l’urgenza di recuperare, promuovere e tutelare la grande dignità della sessualità in tutti gli ambiti dell’agire umano, dall’industria al commercio, dalla politica alla cultura, dai massmedia alla scuola e alla religione. Siamo tutti interpellati, non si scappa!

A questo punto, nella speranza di contribuire al risveglio della presenza cattolica visibile nel panorama educativo, politico e culturale della nostra società, vorrei riproporre ai lettori di Spighe alcune considerazioni già esposte all’ultimo incontro della Rete Docenti Cattolici: Secondo me noi cattolici dobbiamo tornare a testimoniare la nostra cattolicità, sì  con semplicità, pazienza, tolleranza e carità nei confronti di chi la pensa diversamente, ma anche con coraggio e fermezza,  lì dove ci troviamo. Dobbiamo uscire dall’anonimato imposto dal laicismo che a partire dagli anni Sessanta ha via via pervaso tutti gli ambiti dell’agire umano occidentale.

Noi cattolici dobbiamo riconquistare la consapevolezza che i valori cristiani e cattolici in particolare rappresentano una vera e propria ricchezza per la società civile. Abbiamo qualcosa di importante da dire a tutti i livelli della società; la nostra fede, cioè, deve tornare a essere visibile, tangibile e deve tradursi in azione coerente nel privato, nella vita ecclesiale, nell’ambito educativo, lavorativo e anche politico. La fede in Gesù Cristo non va relegata nella sfera privata.

“Io credo nel dannato diritto di poter esprimere la mia opinione. Diritto? No, io ho il dovere di esprimere la mia opinione!.” dice Matthias Matussek nel suo bestseller “L’avventura cattolica, una provocazione” (Das katholische Abenteuer, eine Provokation), Ed. Spiegel, 2011 a pag.78.

Noi cattolici, preti e laici, abbiamo il dovere di sostenere la Chiesa nel suo compito di evangelizzazione delle coscienze. Dobbiamo sostenere la Chiesa nella promozione della dignità umana, dell’essere umano, immagine di Dio, dal concepimento fino alla sua morte naturale. Dobbiamo essere testimoni e ritrovare il coraggio di proporre con fermezza e chiarezza il valore del matrimonio e della morale sessuale così come proposta dal Catechismo della Chiesa Cattolica. I ragazzi e i giovani devono avere la possibilità di partecipare a corsi specifici, ma anche a incontri di preparazione alla Cresima in cui possano confrontarsi con la visione cattolica della vita, della sessualità, dell’amore come progetto di vita e non solo come oggetto di piacere. Detti corsi e incontri dovrebbero essere concepiti in modo professionale, completo ed esauriente allo scopo di risultare equiparabili ai corsi di educazione sessuale promossi dalla scuola pubblica, ma naturalmente dovrebbero andare oltre e offrire ai giovani partecipanti una lettura cattolica della sessualità e dell’affettività, del rapporto fra i sessi e del matrimonio, invitandoli a un confronto schietto, vivace, serio e sincero con la morale cattolica.

Secondo me dovremmo puntare sulla diffusione di ottimi corsi di educazione sessuale negli ambienti ecclesiali ma anche in altri ambienti, per esempio come doposcuola in varie scuole del Cantone. Dovremmo batterci per il riconoscimento di questi corsi come attività a favore del bene comune e in quanto tali essi dovrebbero godere degli spazi e del finanziamento pubblico.

Questa sarebbe vera laicità dello Stato! Come sarebbe vera laicità dello  Stato quella che avevo già formulato in un mio articolo sul GdP due anni fa, quando denunciai il fatto che (cito) “la Confederazione e i Cantoni promuovono con i soldi dei contribuenti progetti e campagne educative e di sensibilizzazione come quella chiamata “l’educazione rende forti”, allestiscono siti interattivi per la gioventù senza accennare minimamente all’esistenza di percorsi formativi promossi con grande impegno dalle diverse realtà ecclesiali , e non solo cattoliche, presenti sul territorio: come se queste non esistessero e come se non contribuissero all’educazione dei valori fondamentali che stanno alla base di una società  di individui forti, civili e responsabili! Migliaia di “nessuno” deliberatamente ignorati dai promotori dell’educazione che dovrebbe rendere forti, in nome di una errata concezione di laicità dello Stato.

In questo modo tanti giovani e altrettanti adulti che vivono fuori dalle orbite ecclesiali, ma che sono magari all’affannosa ricerca di risposte costruttive, non  riceveranno mai una visione completa delle proposte a loro rivolte. Uno Stato che voglia seriamente promuovere la salute e l’educazione dei propri cittadini, giovani e adulti, dovrà decidersi a coinvolgere e sostenere apertamente, con una politica di reciproca fiducia e collaborazione, tutti gli enti d’importanza pubblica che operano nel campo educativo, compresi quelli ecclesiali. Solo così infatti il pianeta Educazione acquisterà  maggiore visibilità per tutti e rispecchierà in modo più oggettivo la reale ricchezza educativa presente sul territorio. “

Allora partecipiamo attivamente da cattolici al dibattito lanciato a livello nazionale dall’Iniziativa popolare. Informiamoci e formiamoci alla luce della Parola; forse non matureremo tutti lo stesso parere, ma confrontiamoci in buona fede e diamo il nostro contributo per il bene comune!

 Rina Ceppi-Bettosini

 

3 Responses

  1. Mario Schwaller says:

    Desidero commentare un passaggio saliente del chiarissimo articolo di Rina Ceppi:
    “…vorrei riproporre ai lettori di Spighe alcune considerazioni già esposte all’ultimo incontro della Rete Docenti Cattolici: Secondo me noi cattolici dobbiamo tornare a testimoniare la nostra cattolicità, sì con semplicità, pazienza, tolleranza e carità nei confronti di chi la pensa diversamente, ma anche con coraggio e fermezza, lì dove ci troviamo”.

    Dobbiamo renderci conto che testimoniando la nostra cattolicità facciamo il miglior servizio a tutta la società, perché nel cattolicesimo è insito nella sua forma più completa il più profondo rispetto per la vera dignità umana.
    Assistiamo invece alla tendenza dilagante di dissimulare la nostra cattolicità, di non dichiararla, di annacquarla, con la motivazione di non voler offendere le altre appartenenze religiose o irreligiose, nella speranza di avvicinarle, di tenere sempre aperto il dialogo senza correre il rischio di venire respinti a causa della nostra visione bene profilata.

    Così il sale (della cattolicità) perde il sapore,
    la luce (della cattolicità) viene messa sotto il moggio.

    Due squadre contrapposte non significa debbano per forza essere nemiche nella vita. Il fair play nello sport ce lo insegna senza tanti discorsi.
    Quanto odiosi sono i patteggiamenti, gli intrallazzi e le partite truccate!
    Se invece una squadra si impegna a fondo per vincere nel pieno rispetto dell’avversario, allora avremo una magnifica partita.
    Come nello sport, anche nella vita, nella fattispecie nella testimonianza della fede.

  2. don Rolando says:

    Cara Rina e caro Mario,
    Concordo con i contenuti. La difesa della libertà di educazione nel campo affettivo-sessuale è da considerare seriamente e da trasformare in modalità “pubblica” d’intervento. Io faccio parte del Forum Salute Scuola cantonale come rappresentante della Chiesa Cattolica. Noto che i margini di manovra sono ridotti, ma una sensibilizzazione maggiore si può tentare. Io addirittura sarei pronto a dimissionare per dare spazio a Rina come rappresentante (vescovo permettendo), per esempio, ben più addentro e competente di me in questo campo (si veda l’associazione PASSI). Intanto attendo sempre l’occasione di proporre un campo d’approfondimento per adolescenti (cresimandi?) su questi temi (ma i miei animatori, avendo alcuni già in un certo senso “perso il treno”, non sono pronti …) … Ho bisogno di aiuto per una campagna di sensibilizzazione; qualche laico che promuova con me il progetto. Io ci sto … forze e personale permettendo. Ne riparleremo. Intanto grazie per i vostri preziosi contributi! 🙂

  3. ihosanor says:

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